Nel 2010 Giuseppe, proprietario del vivaio ittico Casetta in Canadà decide di attivare una riqualificazione architettonica ed energetica del capannone in cui ha sede la sua attività.
Siamo a Settimo Torinese, (To), in piena zona industriale, ma a poca distanza da un area in fase di riqualificazione in chiave ambientale.
Il team interdisciplinare è composto da un esperto in architettura ecosostenibile, (Fabrizio Latrofa, OpenQuadra), un esperto sperimentatore di architettura naturale e terra cruda (Andrea Facchi, Geologika Collettiva), un esperto in protocollo Agenda 21 (Benedetto Bavaro), un appassionato disegnatore di architettura generativa (Livio Talozzi, Geologika Collettiva), più un esperto in biotopi marini (Vito De Vita), interno all’azienda.
La linea progettuale è quella di una ri-naturalizzazione di un pezzo di periferia industriale, (ri)-evocando un pezzo di rovina-grottesca, lasciando che la terra torni a prevalere sul costruito, ricoprendo e trasformando il capannone da ambiente post-industriale, ad ecosistema post-urbano.
La richiesta del committente è quella di un operazione di riqualificazione sia in termini formali che in termini di sostenibilità e risparmio energetico (l’allevamento ittico richiede un forte consumo di acqua calda ed energia elettrica), per questo si è progettato un doppio cappotto (esterno ed interno) in terra cruda non stabilizzata (primo esperimento in Italia), che riduce il fabbisogno termico invernale e permette una regolazione del clima igrometrico interno (l’ambiente di lavoro risultava molto caldo ed umido). A ciò si è aggiunto un volume adossato alla parete sud, un cristallo sporco di terra, con funzione di serra bioclimatica, che aumenta il guadagno termico passivo ed ottimizza gli spazi di lavorazione.












